Il geco: un discreto coinquilino che ci libera da mosche e zanzare
Il geco comune che si incontra più frequentemente nelle case italiane appartiene alla specie Tarentola mauritanica.
Si tratta di un piccolo rettile diffuso nelle aree temperate e mediterranee, caratterizzato da un corpo robusto, pelle leggermente granulosa e una colorazione che varia dal grigio al beige, spesso con macchie che lo rendono difficile da individuare sulle superfici.
È un animale prevalentemente notturno: durante il giorno tende a rimanere nascosto in fessure, intercapedini o angoli riparati, mentre di notte diventa attivo, soprattutto nelle zone illuminate dove si concentrano gli insetti.
Una delle sue peculiarità più note è la capacità di aderire a superfici verticali e persino al soffitto.
Come si regge il geco
La superficie delle zampe del geco è ricoperta da milioni di strutture filamentose estremamente sottili chiamate setae.
Queste setae sono ramificate in ulteriori strutture più piccole, denominate spatule, di dimensioni nanometriche.
Ogni singola zampa può avere più di 500.000 setae, mentre ogni setula si divide in centinaia di spatule.
La suddivisione gerarchica delle setae e delle spatule consente ai gechi di sfruttare le forze note come forze di Van Der Waals.
Cosa sono le forze di Van Der Waals
Le forze di van der Waals sono attrazioni «elettriche» invisibili che avvengono a livello atomico.
Una singola forza di Van Der Waals è insignificante ma il geco ha evoluto un sistema per moltiplicarne l’effetto in modo esponenziale.
Nel momento in cui il geco appoggia la zampa e la tira verso il basso, le spatole si distendono e la forza di attrazione si attiva al massimo.
L’enorme numero di spatule che entrano in contatto con la superficie genera una forza adesiva complessiva significativa capace di sostenere il peso dell’intero animale.

In pratica, l’area di appoggio delle zampe del geco produce un’adesione totale che supera di gran lunga il peso corporeo dell’animale superando la gravità e permettendo a questi rettili di camminare su superfici verticali o a testa in giù.
Quando deve fare un passo, cambia l’inclinazione delle spatule, la forza di van der Waals si interrompe istantaneamente e la zampa si stacca senza sforzo.
Perché i gechi entrano in casa
La presenza di un geco è legata principalmente a fattori ambientali.
Il motivo principale è la disponibilità di cibo: i gechi sono predatori di insetti e vengono attratti da ambienti dove abbondano prede come zanzare, mosche, falene e ragni.
Le luci artificiali delle abitazioni attirano gli insetti, e di conseguenza anche i gechi che li cacciano.
La sua strategia di caccia è basata sull’attesa: resta immobile finché una preda non si avvicina, per poi scattare rapidamente.
In pratica, la sua presenza può essere considerata una forma di “controllo biologico” naturale e gioca un ruolo cruciale nella catena alimentare.
Predando insetti considerati parassiti, contribuisce a mantenere l’equilibrio degli ecosistemi in cui vive.
È importante ricordare che si tratta di un animale selvatico: non deve essere catturato, tenuto come animale domestico improvvisato e neppure manipolato anche perché, a seguito di predazione o altre minacce, i gechi perdono la coda.
La rigenerazione della coda nei gechi
La perdita della coda nel geco, nota come autotomia, è un meccanismo di difesa naturale.
Non si tratta di una semplice rottura meccanica, ma di una risposta riflessa controllata dal sistema nervoso in situazioni di estremo pericolo o stress.
La coda del geco possiede dei punti di debolezza predefiniti, chiamati «piani di frattura«, situati tra le vertebre.
Questi punti sono zone di tessuto cartilagineo o connettivo che si spezzano facilmente.
Quando il geco decide di staccare la coda, contrae violentemente i muscoli attorno a uno di questi piani di frattura: questa tensione spacca la vertebra e separa la pelle e i tessuti in modo netto.
La coda continua a muoversi e contorcersi freneticamente per diversi minuti (fino a 30 in alcune specie) grazie a riflessi nervosi locali. Questo serve a distrarre il predatore mentre il geco fugge.
La coda ricresce nel giro di qualche settimana grazie a cellule specializzate che si attivano per formare un nuovo tessuto.
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